Alagiee, gli sparano in bocca perché sta male e si lamenta
Adriana Pollice, CASERTA, 19.11.2017, “Il Manifesto”
Accoglienza criminale. 19 anni, gambiano, è ricoverato al Cardarelli di Napoli. A ferirlo è stato il gestore del Cas
Alagiee Bobb ha 19 anni, viene dal Gambia. E’ arrivato in Italia nel 2016, dopo aver trascorso molti mesi in Libia, dove ha subito percosse, fame e torture. Il sistema di accoglienza l’ha spedito nel Cas di Gricignano, in provincia di Caserta, gestito da un’Ati formata da tre cooperative: La Vela, Xenia e Prometeo.
A Gricignano ha trovato un altro inferno: voleva tornare in Gambia e invece è finito in coma farmacologico all’ospedale Cardarelli di Napoli con la bocca distrutta e una pallottola conficcata a pochi millimetri dal midollo spinale. Giovedì scorso l’hanno risvegliato, ha perso i denti, la mascella è distrutta e non si sa se parlerà ancora. A colpirlo è stato uno dei soci della cooperativa Prometeo, Carmine Della Gatta.
È il 10 novembre, intorno alle 22. Alagiee è esasperato, ha dolori dappertutto e sospette fratture alla spalla e al ginocchio che nessuno vuole curargli, gli fa male la testa. Prova a dare fuoco alle lenzuola con un accendino, scappa nel cortile della palazzina dove vive con altri 160 richiedenti asilo. I suoi amici spengono il fuoco rapidamente, dalla finestra vedono arrivare un’auto da cui escono due uomini. G
li operatori hanno avvisato Della Gatta che ci sono problemi e lui si presenta con la pistola in pugno. «Ha colpito Alagiee alla tempia con il calcio dell’arma – hanno raccontato martedì gli amici, all’ingresso del Cardarelli -, gli ha spaccato la testa e poi ha esploso un colpo che lo ha colpito alla guancia. Alagiee è caduto a terra e lui ha mirato alla bocca e ha sparato ancora. C’era un lago di sangue. Noi eravamo lì accanto, gli abbiamo urlato “perché, perché hai sparato?” lui ci ha puntato la pistola in faccia e ci ha detto “andate via!”. Poi l’altro uomo l’ha preso e si sono allontanati in auto».
CI SONO voluti circa 40 minuti perché arrivasse l’ambulanza, mentre Alagiee intanto perdeva sangue. La polizia è arrivata dopo i paramedici. Della Gatta si è costituito sabato scorso sostenendo di essersi solo difeso: Alagiee l’avrebbe aggredito armato di una pietra. È finito ai domiciliari poi lunedì la sua posizione si è aggravata: il gip Fabrizio Finamore ha accolto la richiesta del pm, Rossana Esposito, disponendo gli arresti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere in attesa di chiudere le indagini.
Alagiee voleva solo tornare in Gambia. Nel Cas di Gricignano abitava in una stanza che in origine era un bagno, il suo letto vicino al buco della fecale. Il presidio medico della struttura è in un garage, dentro c’è un lettino e una sedia. All’inizio, raccontano i ragazzi, facevano delle visite che si concludevano con la consegna di un’aspirina o un antibiotico.
Poi anche questa finzione è finita e nel garage è calata la saracinesca. Niente medicine e niente medico. L’unico che parlava inglese e francese era un operatore di origini pachistane, quando non c’era lui c’erano solo italiani che parlano italiano. Non veniva fornita neppure l’assistenza legale nonostante l’Ati incassasse circa 35 euro al giorno a migrante. Il pocket money di 2,50 euro al giorno arrivava a singhiozzo, l’ultimo pagamento a settembre e copriva appena una parte degli arretrati.
I SOLDI però servono: molti hanno solo gli abiti avuti a Lampedusa, poi bisogna comprare il cibo perché quello del Cas spesso ha la muffa o le larve. Così finiscono a lavorare in nero nelle campagne.
Alagiee faceva turni dalle 7 alle 19 per 15 euro al giorno (quando veniva pagato), si era dovuto comprare la bici per arrivare su posto. In primavera un’auto l’aveva investito, gli hanno fatto una radiografia e riportato al Cas senza curarlo. I dolori, dopo la Libia, sono aumentati per il lavoro nei campi e per le contusioni dovute all’urto con l’auto. A giugno, per il Ramadan, aveva chiesto una riduzione dell’orario: gli scagnozzi del capo lo hanno colpito con una bottigliata in testa.
Gli fa male la spalla, gli fa male la testa, chiede soccorso e viene ignorato. «Sentiva di essere vicino alla morte – raccontano gli amici -, voleva tornare in Gambia. Al centro gli hanno dato gli opuscoli del ministero per i rimpatri e poi hanno ripreso a ignorarlo». La scorsa settimana non ne ha potuto più e ha annunciato che «sarebbe andato via da quel posto». Uno degli amici trova Alagiee con le valige in mano, gli chiede cosa stia succedendo: «Non lo so, non lo so» risponde. Subito dopo la fuga nel cortile, gli spari.
IL GIORNO dopo comincia a circolare la voce che Alagiee è pazzo, ha aggredito Della Gatta. Così i compagni del gambiano contattano l’Ex opg Je so’ pazzo a Napoli: si presentano domenica scorsa e raccontano la loro versione dei fatti. Portano le foto che hanno scattato, sono pronti ad aiutare gli avvocati del loro compagno, intanto il Cas è stato chiuso e loro sono stati spostati in provincia di Avellino.
Martedì arriva a Napoli il fratello di Alagiee, Abubakar Bobb, richiedente asilo in una struttura di Reggio Emilia: «Nei giorni scorsi l’ho sentito spesso, si lamentava della mancanza di assistenza medica, diceva che nessuno lo ascoltava. Soffriva molto per le lesioni subite in Libia».
Venerdì a Napoli c’è stata la Marcia degli esclusi, in 5mila hanno sfilato fino alla prefettura: migranti, studenti, precari, disoccupati. In testa al corteo lo striscione per Alagiee.
Alla prefettura, che non li ha voluti ricevere, hanno consegnato un documento unitario, in allegato l’inchiesta dal basso con foto e video sulla gravissima situazione dei Cas in Campania.
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L'avvocato del giovane migrante. I gestori del centro si inventavano delle irregolarità da parte dei migranti per non dargli pocket money e costringerli a lavorare
Gli avvocati Hillary Sedu e Antonella Marfella assistono Alagiee Bobb. Sono stati loro a rintracciare il fratello che vive in Italia, mentre un altro è in attesa di asilo in Germania. «Molti cittadini di Gricignano – raccontano i legali – ci stanno chiamando per esprimere la loro vicinanza ad Alagiee. Qualcuno si è offerto di aiutarlo a sostenere le spese mediche, i danni che ha subito sono molto gravi, ci vorrà un equipe medica fatta da molti specialisti per cercare di riparare alla devastazione prodotta dai due spari».
Avvocato Sedu, Della Gatta dice che è stata legittima difesa, era stato colpito con un sasso.
Della Gatta aveva il permesso per detenere l’arma non quello per portarla e comunque non poteva portarla nella struttura. Le modalità poi non configurano la legittima difesa: le prove sommarie portano a pensare che ci sia stata premeditazione. Non risultano testimonianza o evidenze che sia stato colpito da un sasso. Con la chiusura delle indagini vedremo quali prove a supporto ci sono, se ci sono. Anzi a noi risulta che il primo a colpire sia stato Della Gatta con il calcio della pistola.
Si punta il dito contro Alagiee, dipinto come un soggetto instabile, al punto da provare a incendiare il Cas.
Si tratta di un equivoco: gli amici di Alagiee non hanno mai avuto lezioni di italiano, nelle lingue che conoscono hanno solo provato a spiegare che il loro amico soffriva di mal di testa. Voleva andare in ospedale e nessuno l’ascoltava. E poi, rispetto all’incendio, non c’è stato nessun rogo tanto è vero che non sono intervenuti i pompieri.
Alagiee avrebbe potuto chiedere aiuto al fratello Abubakar, che è in un Cas a Reggio Emilia?
Il regolamento dei Centri di accoglienza prevede che non ci si possa allontanare per più di tre giorni, pena l’espulsione dal circuito dell’accoglienza. Il motivo è che ci si preoccupa di governare i ragazzi alloggiati ma non si considera che ci possono essere delle motivazioni importanti, come nel caso di familiari in difficoltà ospiti in altre città.
Alagiee andava a lavorare nei campi anche se aveva forti dolori alle ossa, esasperando le sue condizioni
È arrivato in Italia già molto provato dalle violenze e dalle torture subite in Libia, aveva contusioni e fratture agli arti superiori e inferiori non curate. Avrebbe dovuto ricevere il pocket money ma i gestori, per massimizzare i profitti, avevano inventato un sistema: dicevano ai ragazzi che avevano commesso delle trasgressioni e dovevano subire una punizione disciplinare che consisteva nel requisire il pocket money. Così finivano a lavorare in nero. Nel Cas non c’era assistenza legale né medica, né mediazione culturale e neppure lezioni di italiano. Nel centro, ubicato in aperta campagna, faceva freddo, non c’era acqua calda, il vitto non era buono, i richiedenti asilo erano stipati in spazi non adeguati al numero. La legge parla di 15 metri quadrati a migrante, loro si dividevano 1,5 metri quadrati a testa. Sono tutte violazioni che rendevano il centro non conforme al bando della prefettura di Caserta.